mercoledì 12 dicembre 2012

Happy - Naoki Urasawa



In genere, si dovrebbe scrivere la recensione di un fumetto con l’uscita del suo primo numero o, terminata la sua serie.
Scrivere di un fumetto al suo penultimo capitolo forse è una cosa un po’ inutile. Però questa volta faccio uno strappo alla regola, perché dopo aver letto il penultimo volume di Happy, non riesco più a rinviare l’idea di celebrare in qualche maniera il più bel manga che abbia mai letto.





Happy è un manga scritto e disegnato da Naoki Urasawa, autore molto famoso per pubblicazioni come Monster e 20th Century Boys.
 quel personaggio di Naoki Urasawa

Non li avete mai letti? Male, perché sono storie bellissime. Il suo primo fumetto che lessi fu proprio 20th Century Boys, che passò a miglior manga mai letto, per poi essere superato dalla seconda lettura Urasawiana, ovvero Monster. Questo manga ora è stato superato da Happy, composto da 15 volumi, edito da Planet Manga, e di cui siamo arrivato al volume 14.
Dopo questa affermazione, potrei provocare qualche contestazione. Dire che Happy is better than Monster e 20th Century Boys è un’affermazione un po’ forte. Ma cosa ci volete fare, per come è impostata la storia, per tutti i particolari inseriti, questa serie mi risulta più avvincente.
Happy parla di Miyuki Umino, giovane tennista che deve vincere a tutti i costi i tornei a cui partecipa, per poter così ripagare un debito accumulato con la Yakuza da parte del suo fratello maggiore.
Per una serie di coincidenze e circostanze, Umino giocherà per conto della famiglia Ohtori, allenata dal disonesto Thunder e osteggiata dalla tennista Choko. Infatti quest’ultima, ideando diverse trappole, farà sempre risultare la povera protagonista davanti a tutti come una persona meschina e falsa.
La storia di Urasawa si svolge tra le partite di tennis della giovane Umino e le varie vicissitudini dei personaggi a lei legata, che in un modo o nell’altro cercheranno di osteggiarla o di aiutarla. La cosa particolare di questo manga è che Urasawa cerca di inserire in un’unica storia un grosso numero di cattivi, una ragazza orfana con 3 fratelli minori a, la caratterizzazione della protagonista come persona buona, anche se questa bontà molte volte la porta a permettere di subire diverse angherie da parte dei “cattivi”. Oltre a questo, la storia si sviluppa in un ambiente tipico di una manga sportivo, con tanto di allenatore un po’ macchietta e molto maniaco, ubriacone, e disonesto.
E questo è il motivo per cui ritengo la migliore opera di Urasawa o almeno, concedetemi la definizione, di “più particolare”. Personalmente non ho mai trovato una storia con così tanti dettagli e tanti personaggi. Monster alla fine è un thriller, con un unico cattivo, mentre 20th Century Boys ha sì una storia più movimentata e particolare, ma alla fine c’è sempre il concetto nipponico di cataclisma, morte e distruzione.
Happy no, va oltre questi archetipi, la sua storia è una sommatoria delle varie trame dei più famosi manga e anime del paese del sol levante. Qui abbiamo la ragazza sfortunata, l’amore che non si riesce a rivelare per una persona, le coincidenze sfortuite che portano due persone a separarsi nonostante erano così vicini all’unione, i cattivi che scherniscono la povera protagonista e, a parte il lettore, che osserva la storia impotente, nessuno riesce a giudicare realmente i personaggi per come sono veramente. Tutto questo poi, è magicamente condito da una spruzzata di ironia, che si trova sia per come sono caratterizzati alcuni personaggi (Thunder, il cane Jhon Travolta, il Tirapiedi, la fame eterna dei fratelli di Miyuki) che per diverse scene di vita quotidiana e non.


Happy è un manga che consiglio a tutti, anche se rispetto a Monster e 20th Century Boys, il suo nome è meno famoso. Ma, nonostante venga 10,9 euro, tutti dovrebbero provare almeno il primo volume, anche perché conoscendo le sempre poche copie disponibili nei magazzini Planet Manga, si rischia che si esauriscano molto presto, per poi dover attendere (o meglio, stare sulla graticola –chi ha orecchie intenda-), un’eventuale ristampa in edizione più costosa.

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