mercoledì 23 gennaio 2013

Recensione: Bad Religion "True North"

True North è il sedicesimo disco per i Bad Religion, che con il loro punk hardcore ancora oggi riescono a scaldare il cuore a migliaia di appassionati.
Ovviamente non potevo lasciarmelo scappare, soprattutto dopo aver avuto l’occasione di sentire una canzone su Youtube postata appunto dalla band.



Ok, chiariamo subito una cosa, che tra l’altro è sempre il solito discorso… i Bad Religion "suonano sempre quello". Quindi non venite fuori con “eh ma potevano fare qualcosa di diverso!”.
No, la loro formula è collaudata, piace e diverte, non stanca (se no non amereste il genere) e poi… detto fra noi… se suoni punk hc cosa devi cambiare? Qui non c’è nulla di post o new. Un po’ come succede nel metal, dove gli Iron Maiden saranno sempre gli Iron Maiden e gli Slayer gli Slayer.

Ma torniamo al disco… l’emozione è alta, il cd entra nel lettore, il divano è pronto, con ben 4 cuscini che mi accolgono. Mi spaparanzo sopra, premo play sul telecomando ed ecco che parte….
L’album si presenta senza intro e si inizia subito con “True North”, classica canzone hit in pieno stile Bad Religion. Il riff di chitarra ti coinvolge, al melodia c’è, i coretti di sottofondo nel ritornello anche, bello bello, se tutte le canzoni sono così il disco è da 10 e lode!
La seconda canzone, “Past is Dead” mi sorprende un po’. Inizia (questa sì) con un piccolo intro, molto melodico e che non mi convince molto. La canzone poi recupera e corre veloce nei suoi 2 minuti e 39. Si procede ancora con “Robin Hood in Reverse”, che non mi convince ancora di più sulla bontà dell’opera, per poi passare a “Lendless of Endless Greed”, “Fuck You” e “Dharma and the Bomb”. Ecco, “Dharma and the Bomb” è (forse) la canzone più bella, o almeno quella che mi è piaciuta di più. L’avrei messa come second track, così da tenerla come potenziale singolo. La canzone è molto divertente e, per certi aspetti, anche un po’ commerciale, nel senso che mi ricorda alcune delle ultime hit (non ultimissime, che sia ben chiaro!) dei Offspring.
Andando avanti i Bad Religion ci presentano “Hello Cruel World”, che mi convince poco, per poi recuperare con “Vanity”, canzone veloce (infatti dura 1 minuto) e coinvolgente.
Subito dopo arriva “In Their Hearth is Right”… oh cavolo, che brutto ritornello, no questa non mi piace. Un po’ sottotono anche “Crisis Time” e “Dept. Of False Hope”, per poi risalire con “Nothing to Dismay”, la bellissima “Popular Consensus”, “My Head is Full Ghosts”, “The Island” e “Changing Tide”.

Che dire… 16 tracce, un bel disco sicuro che, dal mio punto di vista, non supera I recenti “New Maps of Hell”, “The Empire Strike First” o “The Process of Belief”, però è un disco da ascoltare, che non tradisce i fan vecchi è nuovi.
Quindi, se li conoscete e vi piacciono, pollice alto per “True North”. Ovviamente non è “Generator”, ma per il semplice fatto che “Generator” è insuperabile. Ricordiamo che quel disco uscì nel 1992, quindi in un momento che un disco punk melodico poteva essere considerato novità, soprattutto in mezzo al nascente grunge era un po’ una mosca bianca. Ora invece ci sono tanti dischi e gruppi che presentano questo genere, nonostante l’interesse stia scemando verso essi. Però i Bad Religion riescono sempre a portare buoni prodotti. Un album magari sarà più bello di un altro, probabilmente per un riff che ti rimane in testa rispetto uno simile, o forse per il momento in cui si ascolta il disco in questione.
I Bad Religion daranno sempre lezioni di gran classe e, confermando ogni volta che loro sono i maestri di questo genere, capaci di inventarlo e di non aver visto ancora nessun allievo capace di superarli. Maestri che, con 30 anni di esperienza, hanno sbagliato solamente un disco, cioè “No Substance” del 1998.
Unica nota, permettetemi, avrei modificato un po’ la scaletta delle canzoni, anche per limitare una sequenza di 3 canzoni non bellissime. Ma qui, con questa opinione, cadiamo nei mie personalissimi gusti.
Sapete cosa vi dico, che questo cd me lo riascolto e rimango spaparanzato sul divano.


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