giovedì 21 marzo 2013

Recensione: Soilwork "The Living Infinite"

Nel corso degli anni i Soilwork avevano iniziato a convincermi. Le loro prime produzioni non mi piacevano per niente, anche dischi come “Stabbing The Drama”, disco con cui hanno raggiunto definitivamente la notorietà mondiale. Ho dovuto aspettare il 2007 con “Sworn to a Great Divide” per dire “Cavolo, i Soilwork hanno fatto qualcosa di bello!”. Il successivo “The Panic Broadcast”, uscito nel 2010, mi convinse ancora di più e ancora adesso ascolto questi dischi con piacere.
 
 

Inoltre, i miei conoscenti non sono grandi fan dei Soilwork, anzi conoscono una sola persona che li apprezza quanto me se non di più. E la cosa mi dispiace ma mi fa anche capire che forse non sono una grandissima band, probabilmente perchè presentano il classico swedish death metal, senza però la personalità e l’approccio che ad esempio portano gli In Flames.

Quindi mi sono ritrovato con grande curiosità ad attendere “The Living Infinite”, scoprendo successivamente che sarebbe stato un doppio cd.
 
 
Il disco, sempre edito da Nuclear Blast, si presenta con un sound veloce, affilato, pesante quanto basta e pensato per richiamare i vecchi fan e coinvolgere le nuove leve del mondo metal. Tutto questo ovviamente senza snaturare l’idea dei Soilwork, ovvero suonare un puro death melodico di chiara matrice svedese, coadiuvata dall’ottiam prestazione del cantante Björn Strid.

Il primo cd parte con “Spectrum of Eternity”, canzone con una batteria esageratissima, veloce e dinamica che ti coinvolge e ti conferma che il disco può essere veramente buono. Bellisismi poi i vocali del di Strid, che riesce sempre a modulare il cantato con parti urlate e melodiche. Che sia ben chiaro, qui non abbiamo la solita doppia voce urlata e melodica-castrata dei vari gruppi metalcore –screamo core – frocio core che si trovano in giro. Qui c’è gran classe, punto. Il disco scivola poi veloce in tute le sue 10 tracce con “Memories Confined” per poi farmi impazzire con dei stupendi riff e una voce maestosa con la terza track, “This Momentary Bliss”. “Tongue” e “The Living Infinite I” mantengono alto il livello del disco che, incredibilmente, iresce procedere, senza nessun calo fino alla decima canzone, “Whispers and Lights”.

Rimango basito alla fine dl disco, 10 canzoni, tutte belle, certe stupende “Spectrum of Eternity”, “This Momentary Bliss”.

Metto subito nel lettore il secondo cd, dove o si trova la conferma di avere un doppio album fenomenale oppure che è meglio fermarsi al cd numero 1. Il cd parte con l’intro “Entering Aeons”, per poi passare con l’ottima “Long Live Misanthrope”. Il cd procede con altre 8 songs, tutte convincenti, nel quale si distinguono “Drowning With Silence”, la velocissima “Leech”, “The Living Infinite II” e “Parasite Blues”, che inizia con un riff che più Iron Maiden non si può!

Per concludere: i Soilwork non saranno mai come gli In Flames, capaci di ergersi in un genere (il death svedese) molto statico, non diventeranno mai commerciali con sounds orecchiabili ed appetibili ad un pubblico rock ampio (ricordiamoci dei Sonic Syndicate, che riescono a suonare qualcosa di simile in modo molto commerciale); però riescono comunque a presentare ottimi dischi, con buone canzoni, registrate benissimo, e con una capacità tecnica e compositiva, sia nel cantato che nella parte strumentale, non indifferente. Bravi Soilwork!

Nessun commento:

Posta un commento