sabato 20 aprile 2013

Reboot New 52: un anno dopo

Un anno di New 52 in Italia! E potevo non fare una classifica? Cosa mi è piaciuto in 12 numeri di serie Dc? Cosa non mi piaciuto?

Ecco qua sotto una piccola classifica delle testate che seguo regolarmente, Batman, Batgirl, Batwoman, Birds of Prey, Lanterna Verde, Justice League, Flash, Wonder Woman e Freccia Verde, Animal Man, Swampthing, Justice League Dark, Lanterne Rosse e Stormwatch.

 

BATMAN

Batman: la serie più bella. Fantastica la Notte dei Gufi, in mezzo a tanti megaventi, crossover ecc. della Marvel, la Dc con una sola storia ha battuto la concorrenza. Voto 9/10


Detective Comics: al momento non la trovo il massimo, Tony Daniel imposta le storie in maniera classica, forse per esigenze dell’editore che vuole che la punta di diamante sia solo la serie ammiraglia Batman; obbligando quindi la sua sorella minore ad un ruolo di comparsa. Voto 6/10

Nightwing: bella, non avrei mai pensato che Nightwing mi sarebbe potuta piacere. Ottimo sviluppo della serie, con una storia che parte dal primo numero, si fonde bene con il crossover la Notte dei Gufi e continua con l’inserimento di nuovi personaggi Voto 7/10

 

BATMAN UNIVERSE

Batgirl: amo Batgirl, amo tutti i personaggi che ne hanno vestito i panni. Barbara Gordon New 52 è fantastica, fugge via dai stilemi adolescenziali che si possono trovare nei Teen Titans o nel mondo Marvel. Un personaggio giovane ma che già si comporta da adulto. Run impostata perfettamente, tra nemici e problemi in famiglia. E con sempre l’occhio di Batman a tenere tutto sotto controllo. Voto 8
 

Batwoman: la sorpresa del New 52. Personaggio difficilissimo, a mio parere, da utilizzare. Williams III si dimostra un ottimo aurore, sia per la trama che per i disegni. Voto 9/10


 
BATMAN WORLD

Birds of Prey: gruppo all female, le Birds of Prey. Nell’ultimo numero ho visto un po’ calare il clima della storia, ma comunque è una serie solida e che diverte. Mi spiace un po’ che passerà su spillato, preferivo Tp monotematici. Voto 7/10

 

LANTERNA VERDE

Green Lantern: qui di New 52 c’è poco, ovvero il reboot non è stato utilizzato. Jhons già prima sfruttava molto bene il personaggio, quindi era inutile cambiare qualcosa. Voto 8/10
 
Green Lantern Corps: ottima serie, che mi diverte e che si lega con un filo conduttore (I piani del Guardiani dell’Universo). Voto 7/10

Green Lantern: New Guardians: anche qui la run è avvincente, sempre legata alle alter serie di Green Lantern. Voto 7/10

 

JUSTICE LEAGUE

Justice League: serie che mi ha un po’ deluso, mi aspettavo molto di più dal supergruppo Dc. Jhons e Lee non riescono a creare una storia spettacolare, sfruttano male l’ingresso di Darkseid. Buono solo lo sviluppo del rapporto da Wonder Woman – Superman e Steve Trevor. Voto 6/10
 

Justice League International: serie che mi convince poco. Jurgens scrive storie adatte per un pubblico anni 90 con interi episodi praticamente inutili. Buoni i disegni di Lopresti. Voto 5/10

Hawkman: serie brutta,non mi piace per niente. Voto 4/10

 

FLASH

Flash: avevo grandi aspettative per Flash. Il duo Manapul & Bucellato è fantastico, ma la storia procede forse un po’ troppo lentamente. Non tutte le mie aspettative sono state rispettate, comunque è un buon fumetto strutturato con un’ottima regia. Voto 7.5/10


 
Aquaman: una delle migliori serie New 52. I disegni di Reis sono fantastici, Jhons con due piccole run sviluppa perfettamente il personaggio di Aquaman. E tutto questo con l’idea che c’è ancora molto da scoprire sul passato di Arthur Curry. Voto 9/10




Captain Atom: se Aquaman è una delle migliori serie, Captain Atom è sicuramente la peggiore che ho letto. Ormai da qualche numero la salto, non riesco nemmeno a sfogliare le pagine. Voto 3/10

 

WONDER WOMAN e FRECCIA VERDE

Wonder Woman: finalmente la principessa Diana ha uno scrittore (Azzarello) e un disegnatore (Chiang) degni di renderla grande come fu in passato, durante la gestione di Perez. La storia creata sfrutta pienamente tutti i personaggi della mitologia greca, rendendoli classici ma allo stesso tempo moderni. Voto 8
 

Green Arrow: bruttissimo personaggio, gestito malissimo sia da Jurgens che dalla Nocenti. Aspettiamo con ansia i nuovi autori Lemire e Sorrentino Voto 4

The Fury of Firestorm: grande delusione, mi aspettavo molto meglio, soprattutto dalla brava scrittice Gail Simone, che mi era tanto piaciuta su Batgirl pre reboot. Voto 4

 

DC DARK

Animal Man: il fumetto migliore della serie dark. Affascinante, coinvolgente l’incipt della storia, con una forma astratta di putrefazione, che incarna la morte e il decadimento! Voto 9/10
 

Swamp Thing: bello, bellissimo. Speriamo che venga bene sviluppato il concetto del “verde”, chiaramente collegata alle vicende presenti in Animal Man. Voto 8/10


Perché cavolo volete mettere su spillato queste due serie? Sono una goduria leggerle in volume, e pazienza se si aspetta qualche mese per avere un volume!

Justice League Dark: il primo volume non mi è piaciuto molto, nonostante personaggi molto interessanti (Deadman, Constantine, Zatanna). Visto i crossover con I vampire e i nuovi cambi di formato (se ho ben capito), salto la serie a piedi pari. Peccato, perché personaggi rivisitati come Zatanna sembravano molto interessanti. Voto 5/10

 
DC EDGE
Red Lanterns: serie che sarebbe stato bello averla sul mensile di Lanterna Verde, ma visto le tre serie presenti in esso, con tutti i loro collegamenti, va bene avere le Lanterne Rosse su Tp. Bella storie, con finalmente la decisone di sviluppare degnamente il personaggio di Bleez. Voto 8


Stormwatch: non pretendevo che le storie fossero come quelle di Hitch e Ennis, però qualcosa di più si poteva fare. il fumetto lo valuto comune con un buon voto, però mi aspettavo molto di più Voto 7/10

 

RW Lion Comics, l’editore italiano: non fa un buonissimo lavoro, non ho voglia di fare la lista di tutti i difetti di questo editore, basta andare sui forum o sulle loro dichiarazioni per farsi un’idea. Disco solo che, per mio modesto parere, era meglio avere un editore indipendente da un certo distributore che collaborava già con Planeta de Agostini, il precedente licenziatario. Sono sempre stato dell’idea, che la pessima gestione Planeta non era propriamente e completamente colpa sua. Voto 4,5/10

martedì 16 aprile 2013

Recensione: Master Keaton

Come detto in precedenti post, adoro Naoki Urasawa, i suoi manga come 20th Century Boys, Happy o Monster, sono tra i più belli che abbia mai letto.
Quindi ogni volta che scopro la pubblicazione di un suo manga in Italia, prendo almeno il primo numero per capire se la storia è valida.

2 mesi fa c’è stato un piccolo fallimento con Yawara, che sinceramente non mi è piaciuto molto, ho fatto perfino fatto fatica a finire di leggere il primo tankobon. Però, essendo la sua prima opera, non mi sono preoccupato più di tanto, prenotando quindi in fumetteria l’altro manga che debutta questo mese, ovvero Master Keaton.
 
 

Pubblicato originariamente tra il 1988 e il 1994 sulla rivista Shogakukan, viene poi ristampato in 18 tankobon e in 12 nell’edizione kanzeban (noi queste edizioni le chiamiamo deluxe).

Master Keaton parla di Taichi Hiraga-Keaton, padre inglese, madre giapponese, ricercatore universitario di archeologia, ex sas, investigatore privato con metodi molto originali.
 
 

La storia non si sviluppa capitolo dopo capitolo in un’unica trama ma, ogni capitolo tratta un’avventura a se, che si fonde in una sorta di avventura poliziesca mista ad Indiana Jones e che, per certi aspetti, mi ricorda molto i manga Spriggan e D-Live.
Mai letto Spriggan? Male male, dovete farlo!
 
La cura dei dettagli (soprattutto dei paesaggi e dei siti archeologici) sono perfetti, nel pieno stile di Urasawa. La narrazione è ricca di riferimenti archeologici o di tecniche di sopravvivenza, cosa che ai gironi d’oggi si possono vedere in “Man Woman Wild” o programmi simili. In ogni caso, letto il primo volume, sono un po’ indeciso se continuare in quanto:

1) le singole avventure in alcuni casi sono un po’ insipide, si concludono in maniera frettolosa e in taluni casi senza risvolti interessanti. Purtroppo manca il coinvolgimento della narrazione che Urasawa riesce a sviluppare nel lettore (o almeno, in me) come avviene nelle sue successive opere (Monster, 20th century Boys, Pluto, Billy Bat).

2) non ho capito quanti volumi compongono l’edizione italiana della Planet Manga: avremo 12 volumi o 18? Io credo 12, in quanto il formato con sovracoperta mi ricorda l’edizione kanzeban ma, non essendoci nessuna nota introduttiva, non ne sono sicuro.

3) il prezzo: 11,9 euro mi sembrano un po’ tantini per un fumetto che non mi ha convinto molto. Si potrebbe provare il secondo volume, vero, ma non voglio impegnare troppo le mie finanze. Infatti, tornado al punto 2, 11,9 euro per 12 uscite (o peggio 18) sono un bel investimento.

4) la presenza di refusi, cosa che mi sorprende un po’. Planet Manga, ha fatto sì diversi errori nel corso del tempo, soprattutto legati alla qualità scarsa dei volumi, per via della scelta delle carta o della grandezza del formato. In genere però, le edizioni deluxe sono ben curate e non presentano errori. E deve essere cosi, visto il prezzo. Ma stavolta no, ho notato alcuni refusi nei dialoghi che non ci devono essere. Insomma, giusto per fare un esempio, nel capitolo 6 il professor Barney deve rimanere Barney, non diventare, la pagina dopo, Bernie!

Staremo a vedere quando sarà disponibile il secondo volume se avrò voglia di continuare questo manga, al momento consiglio a voi, mie (pochi) lettori, di provarlo. Alla fine, anche se la storia non mi convince molto, credo che lo scoglio più alto da superare sia solamente il prezzo.
 
 

i nuovi formati dei comics

Rispetto qualche anno fa, il mondo dei comics è molto cambiato… una quasi parità con le pubblicazioni USA, film dedicati ai personaggi più famosi, reboot e annullamenti di continuity vari, morti, resurrezioni e altro ancora. Oltre a tutto ciò, c’è un’altra cosa molto importante, ed è quello di cui vi parlerò oggi: i nuovi formati dei comics.

Fino ad un paio di anni fa il 90% dei comics pubblicati in Italia era su formato spillato, tendenzialmente in albi da 68 pagine per 3 storie USA. Questa tipologia trovava radici nei albi Corno degli anni ‘70, primo editore che portò il mondo dei comics (Marvel) qui da noi con un certo successo.
 
Uomo Ragno 1 ed. Corno

Negli ultimi anni, oltre alle solite testate spillate, abbiamo diversi formati. Vengono impiegati, ad esempio, i tp (trade paperback), volumi brossurati con costoletta che raccolgono un intero ciclo di un personaggio o, a cadenza bi-trimestrale, vengono inserite serie regolari di personaggi che, per scelta editoriale, non o riescono a finire su spillato (Authority, Marvel Zombies, Batwoman, Batgirl….).

Inoltre abbiamo i volumi che ripropongono storie complete in un unico volume, già pubblicate in precedenza su spillati. Questi volumi sono dedicati per avvicinare un pubblico eterogeneo che non segue costantemente i supereroi, nonostante amino i personaggi. Uscendo in edicola, in allegato a vari quotidiani, ecco comparire, ad esempio, serie come le Grandi Saghe o Le Leggende Marvel.



Recentemente, infine, si vedono nascere formati economici come i Marvel Best Seller, volumi che ristampano storie importanti, come Wolverine “Snikt”.


 
Io ho sempre acquistato spillati, più che altro per abitudine, per poi avvicinarmi ai Tp per serie che non comparivano su spillato ma che io ritenevo interessanti (Authority, The Boys, Red Lanterns). Ormai però mi rendo conto che forse molte volte questo non è necessario, perché si rischia che mesi dopo la stessa storia venga pubblicata in un unico, comodo volume.

Facciamo alcuni esempi:

-i cicli di Devil di Ed Brubaker: pubblicati originariamente su Devil & Hulk, quindi su spillato, ora vengono riproposti su volume.

-Megaeventi Marvel come House Of M che finiscono su linee economiche, cioè su Marvel Best Seller.

 
Insomma, se si aspetta un po’, una storia se è bella, finisce raccolta su volume. Ma qui c’è il grande problema: cosa, come e quanto tempo dopo finisce su volume una storia che potenzialmente ci può interessare e che non esce sulle serie regolari che in genere acquistiamo?

Si vuole correre il rischi di saltare diversi spillati e di aspettare le vari cicli o eventi su volume?

 

Io vi dico di sì

E vi dico anche il perché:

 

1) se una storia viene ripubblicata vuol dire che merita, soprattutto per i cicli. Un esempio lampante è X-Statics

2) la comodità di lettura. Ok, io non seguo Before Watchmen per principio, come detto qui, però siamo sinceri, mettere su spillato queste storie ha senso? Trovarsi un cofanetto con mille mila spillati serve? NO! E di sicuro in futuro verrà fuori il cartonato o il volume. E li avremo le storie dei singoli personaggi raccolte assieme, evitando di pensare ad una versione Ominbus, perché avrebbe troppe pagine e sarebbe difficile da leggere (tenete voi in mano un Omnibus di 600 pagine per un peso di 5 kg).

Quindi, miei cari (e pochi) lettori, in un mondo dei comics dove ci sono tante uscite e poca qualità, lasciate stare tutte le grandi pubblicità degli editori, e scegliete accuratamente. Se poi qualcosa che avete lasciato perdere merita veramente, uscirà in volume e allora sì, si potrà acquistare. Sperando solo che i prezzi non siano troppo alti o che non passi troppo tempo. Credo che questo sia il futuro dei comics, scegliere accuratamente quello che si vuole leggere, possibilmente su Tp. Diciamoci la verità: perché dobbiamo spendere 4,95 euro per un Wonder Woman + Freccia Verde + Fury of Firestorm, quando si salva solo Wonder Woman? Con gli ultimi annunci, Lion vuole raccogliere in formato Tp ci cicli di storie apparse su spillati. Vuoi vedere che il primo sarà dedicato a Wonder Woman? O almeno io, me lo auguro!
 
 

martedì 9 aprile 2013

Recensione: Bring Me The Horizion “Sempiternal”

Ho rinviato e rinviato e rinviato questo post.
Voler fare una recensione dei Bring Me The Horizon sul loro ultimo disco, “Sempiternal”, per me è difficile.
 
BMTH
 
Nonostante siano una grande band che, disco dopo disco, è sempre cresciuta modificando il proprio genere, cosa non facile da trovare, al sottoscritto, disco dopo disco, sono sempre piaciuti di meno. Ovviamente, questo è un mio modesto (e piccolo) parere che, nella descrizione del disco, cercherò di tenere per me. Questo perché il prodotto, anche se a me non piace, è valido.
Io non ho mai avuto molta simpatia per i BMTH, nel senso che no ho mai immaginato l’immagine del gruppo in sé, troppo costrutta secondo i stilemi che vanno di moda ora (tatuaggi in bella mostra, vestiti all’ultima moda, attitudine ribelle ma non troppo, capelli drew drop ma curati). Aggiungi poi alcune interviste del leader Oliver Sykes che si atteggiava un po’ a pop star e il mio parere è bello che pronto.
Stessa cosa poi la possiamo mettere nella musica, il disco d’esordio, “Count Your Blessings”, era veramente valido, mentre le altre produzioni, nonostante il suono si modificava in qualcosa di nuovo e (per gli altri) bello, io rimanevo deluso. Volevo che rimanessero brutalmente deathcore? Sì. Volevo che non mettessero parti di elettronica che ora vanno tanto di moda? Sì.
Perché sì? Perché così mi sembrano una band di tendenza, fatta per le nuove leve 15enni che vogliono ascolta musica metal. Discorso retrogrado, ce ne sono sempre state di queste cose e, alla mia età questo non dovrebbe proprio influenzare il giudizio sulla band, dovrei avere gli orizzonti un po’ espansi. Ma stavolta proprio non ce la caccio. Sì, sono proprio antipatico.
E proprio perché sono antipatico, io il disco lo piglio e me lo ascolto lo stesso, e la recensione si cercherà di fare nella maniera più trasparente e onesta possibile.
 
"Sempiternal”
 
“Sempiternal” è un disco che proseguono quanto tracciato dalle precedenti ultime due release,
“Suicide Season” e “There Is a Hell, Believe Me I’ve Seen It. There Is a Heaven, Let’s Keep It a Secret” (fanculo ad un titolo cosi lungo), ma con delle migliorie a livello compositivo. Ovvero i BMTH sono consci di cosa possono fare e lo fanno sempre meglio, soprattutto grazie ad una grande produzione alle loro spalle.
Il disco inizia con “Can You Feel My Heart?”, una specie di intro con parti di elettronica è un misto che trasmette il perenne senso malinconico della band pronto a tramutarsi in rabbia. Rabbia che arriva subito dopo con “The House Of Wolves”. E qui sta il tutto (che non è poco) dei BMTH, melodia misto a rabbia, con elementi di elettronica che vanno ad impreziosire il suono. Elettronica che si torva al suo massimo nella terza track, “Empire (Let Them Sing)”. Il disco procede spedito e veloce, non cala mai mantenendosi sempre in un certo equilibrio.
Ripeto, tutto questo non mi piace ma, le canzoni sono strutturate bene e, non si può togliere nulla alla band.
Disco che consiglio a chi li consoce già, perché non rimarrà deluso. Io, che sono vecchio dentro e non capisco questi suoni “da giuovani”, passo ad altro.
 

domenica 7 aprile 2013

Recensione: Kvelertak "Meir"

Nel 2010, scoprii per caso una band chiamata Kvelertak.
 
Kvelertak from Stavanger
 
La recensione non diceva molto sul loro debut album, però il nome mi incuriosiva e gli dedicai un ascolto. Fu amore alla prima canzone, un amore che mi portò a consumare il loro disco e ad andare a 2 loro live.
il primo omonimo disco
 
Ci sono voluti 3 anni di attesa spasmodica per poter vedere il continuous di questo felice debut e, finalmente, eccoci qui con il loro nuovo disco, “Meir”, pubblicato da Roadrunner Recors (e Sony per la Scandinavia).
 
Meir

Partiamo subito da una cosa che, in un mondo gestito da mp3, Spotify, Itunes, Amazon ecc. ben pochi guardano ancora… ovvero l’artwork. Come il precedente disco, a creare una stupenda copertina a John Baizley dei Baroness, che cura in maniera stupenda sia la copertina che l’artwork interno. In formato digipack, “Meir” è un disco da avere fisicamente.

Oltre a questo, i Kvelertak hanno pensato ad un’altra cosa (per me) basilare: la produzione. Certamente, i Kvelertak non hanno i problemi delle band emergenti a registrare un suono pulito ma, hanno avuto la capacità di trovare un produttore adatto al loro suono -probabilmente anche perché soddisfatti dal lavoro fatto sul primo disco-, ritornando quindi nello studio di Kourt Ballou dei Converge. Mr. Ballou su questo album riesce a bilanciare perfettamente le parti ruvidi graffianti, con aperture pulite, gestendo in maniera perfetta i suoni dei singoli strumenti. Un lavoro così egregio a cui non riesco a trovare paragoni. Nemmeno l’ultimo disco dei Bring Me The Horizon, che ha una produzione mostruosa, non riesce a rendere così bene.

Ma cosa c’è dentro questo disco? Che canzoni ci sono? Sono valide? Ma certo miei cari lettori, sono più che valide!

I Kvelertak si continuano a presentare un metal, di chiara matrice norvegese, ma contaminato da un sacco d’influenze. La band riesce ad inserire nelle loro canzoni sfuriate Black che mi ricordano molto di Darkthrone o Bathory, passaggi Hard Rock, sfuriate Rock alla Turbonegro, senza dimenticare l’influenza (che hanno tutte le band norvegesi) di Motorhead e Zeke, il tutto mescolato a note Hardcore e Punk. Tutto questo, viene fatto in maniera armonica, senza creare una musica complessa e pastosa ma, piuttosto, a renderla incredibilmente orecchiabile, catchy, frizzante e per assurdo, anche radio friendly (non alle nostre latitudini, ovviamente). Il cantato, anche su questo album, è nella loro madrelingua, il norvegese. Può essere un po’ strano al primo ascolto, ma vi assicuro che per la musica presentata, questa lingua ci può stare. Unico problema è la traduzione dei testi. Con l’inglese di sicuro sarebbe stato più facile.

Il disco parte con l’intro “Åpenbaring”, che mostra subito la capacità di unire chitarre hard rock ad una batteria in blast beats. Per me, questo è stato il miglior biglietto da visita che la band poteva presentare. In genere io non sono amante degli intro, preferisco dischi che partono subito. “Spring Fra Livet” scorre veloce, con melodie hard rock e un po’ Glam, intermezzate da sfuriate in blast beats che sostengono chitarre melodiche e, dal mio punto di vista, è il momento in cui si vede perfettamente la bravura del produttore. “Trepa” è più pesante, tirata, e piace, piace un casino. Ti prende ti coinvolge e ti viene di riascoltarla più e più volte. Subito dopo ecco il singolo “Bruane Brenn”, song trovatissima e molto friendly.
copertina del singolo
 
La successiva “Evig Vandrar” scorre bene per poi arrivare alla mia preferita “Snilepisk”, per poi passare al secondo singolo “Månelyst” finendo poi con un trittico di canzoni che sfiorano la media di 6 minuti, ovvero “Nekrokosmos”, “Undertro”, “Tordenbrak” (8.53 minuti di delirio). Io non amo le canzoni molto lunghe, vi dico la verità, sono abituato a massimo 3 minuti e mezzo, sarà forse per l’affezione che ho al punkettino anni 90, 2 minuti e 20 di canzone, 4 note e via, passa la paura. Ma qui le canzoni sono così ben fatte, amalgamante nei vari cambi di genere, nell’aver trovato riff perfetti e nella produzione geniale (provate a sentire la conclusione di “Nekrokosmos”, una sorta di outro e d intro per la successiva “Undertro”).

Il disco si conclude con “Kvelertak” che conclude un cd da 10 e lode!

Risultato: 11 canzoni e 49 minuti di puro godimento. Se questa band riuscirà a mantenere questa capacità compositiva, avendo già superato la “prova del 9” (il secondo album), penso che potranno toccare vette molto alte nel campo della musica metal. Grandi Kvelertak.