lunedì 10 giugno 2013

Recensione: Children of Bodom "Halo of Blood"

Anni e anni or sono, cioè tipo dieci anni fa, andavo fuori di testa per i Children of Bodom, soprattutto per questo disco
 

e questo
 

 
Questi due dischi in questione presentavo canzoni death con particolare attenzione per le parti melodiche, con innesti di tastiere alla Stratovarius per intenderci.
Poi nel 2003 arrivò questo:
 
e qui ci fu un po’ di delusione. Anzi ci fu tanta delusione. Il disco non suonava come i precedenti, la band diceva di esservi evoluta, per me invece aveva solo cambiato un po’ genere e io non riuscivo più a farmeli piacere.
Negli anni successivi i Children of Bodom fecero altri dischi, ovvero "Are You Dead Yet", "Blooddrunk""Relentless Reckless Forever" che però non sono mai riuscito ad amare.
Lo scorso ottobre lessi della pubblicazione del nuovo disco nel 2013 e che “sarebbe stato più black”
mi venne un sussulto… vuoi vedere che i Children of Bodom ti buttano fuori qualcosa non dico come “Hatebreeder”, non dico come “Follow The Reaper” ma magari più ancorato al loro disco di debutto, “Something Wild”???
Venerdì 7 giugno ho finalmente soddisfatto la mia curiosità, ecco qua “Halo Of Blood”.

Diciamocelo, la copertina sa tanto di gruppo scandinavo che ti fa qual cosina di black….

Quindi vuoi vedere che… ?!

Sì cavolo, sì! I Children of Bodom sono ritornati!

Un ritorno alle origini che permette la band di pubblicare un disco entusiasmante, fluido e capace di trasmettere quel senso di gelo artico che trovavi nelle loro prime produzioni.
Il disco inizia con il botto, ovvero con “Waste of Skin”, capace di scaldarti subito e di farti capire che l’opera non può deluderti.
Si passa poi a “Halo of Blood”, con un riffing che rasenta il black, un growl impeccabile e che mi conferma come questa band, rispetto ad altre (uno su tutte, Kalmah), si può considerare la migliore nel genere. Da notare le tastiere, sempre presenti e sempre capaci di amalgamarsi con le chitarre, creando così il sound di “Hatebreeder “e “Follow The Reaper”.
Procedendo con l’ascolto troviamo “Scream fo Silence”, “Transference”, “Bodom Blue Moon” e “The Days Are Numbered”, canzoni molto similari fra loro ma che mantengono il disco a livelli alti. “Dead Manfs Hand On You” è più lenta e melodica, impreziosita da riff di chitarra che, li trovo molto più belli di tutti quelli sentiti almeno negli ultimi 3 dischi. Si passa poi a “Damage Beyond Repair” e alla miglior canzone dell’albo (assieme a “Halo fo Blood”), ovvero “All Twisted”. Il disco si conclude poi con “One Bottle And A Knee Deep”. Nota di cronaca, la versione giappa dell’albo avrà due canzoni in più, “Crazy Nights” e “Sleeping In My Car”.

Per concludere, un disco molto bello che non deluderà i vecchi fan della band e che può conquistare molte nuove leve. Non credo infatti che il ritorno alle origini possa far storcere il naso o nessuno, o preferivate “Skeletor in Closet?” :)
 
 

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