domenica 21 luglio 2013

Punk Rock Holiday 1.3 puntata 1

E anche quest’anno abbiamo partecipato all’evento (musicale) dell’anno, la terza edizione del Punk Rock Holiday.



La location è la solita, ovvero Tolmin (Slovenia), posto ormai famoso per ospitare il Metalcamp-Metal Holiday ed altri eventi minori. Da mercoledì 10 luglio a sabato 13 si poteva assistere a perfomance di diverse band, tutte di ottimo livello, con possibilità di partecipare ad un giorno solo, a due oppure a tutto l’evento, a prezzi modici (l’abbonamento di 4 giorni si poteva comprare, fra diverse offerte, con prezzi da 50 euro ad un massimo di 90).

Io quest’anno, come l’anno scorso, ho fatto l’abbonamento di 4 giorni, con la volontà di rimanere su in campeggio invece che tornare a casa, cosa molto fattibile visto che abito a meno di un’ora di strada.

In questa maniera, ho potuto godere il festival fino in fondo, visto che dalle ore 15.00 circa fino a l’una di notte c’erano band tra il Second ed il Main Stage, con la zona spiaggia-Second Stage aperta praticamente 24 ore dove, se non suonavano band, c’era musica con dj.

Oltre a questo, il festival si mette in luce per la sua organizzazione, con docce e bagni sempre puliti, punti di ristoro, connessione wi-fi, info point (con la possibilità –per chi vivi e attaccato al cellulare- di poter sempre ricaricare il proprio smartphone), una bella spiaggia, due palchi, due bar e un posto adibito solo a cibo vegan. Da segnalare anche una comoda App per i vostri Smartphone, creata sia per sistemi Android che IOS. Su questa App c’erano tutti i running order delle giornate, notizie sulle band e altre cose veramente simpatiche e, dal mio punto di vista, nuove. Aspettiamo di vedere cose simili anche al Godo f Metal (ah che polemico che sono…). I prezzi poi molto convenienti, facciamo un esempio: la birra. La bevanda più bevuta in tutti i concerti del mondo aveva un costo di 1 euro nella zona campeggio e 3 euro nella zona concerti. Trovate voi un festival con questi prezzi.

Vista la possibilità di poter già piazzare la tenda il girono prima, ovvero martedì 9 luglio, partiamo nella tarda mattinata alla volta di Tolmin, posizionandoci in uno dei posti migliori scelti grazie ai diversi anni in cui abbiamo partecipato a vari festival.

La sera inizia già il divertimento, con il beach party nel Second Stage. Il gruppo ospite erano gli israeliani Useless ID.
Visti già nel 2005, gli israeliani Useless ID per me sono una garanzia, capaci di sfornare un ottimo punk rock melodico che ricorda molto gli Ataris. E per Ataris intendo quelli seri, quelli dei primi tre dischi.
Rimango molto colpito da quante persone li conoscono, anzi a dire il vero è la band stessa a rimanere sorpresa di quanto è energico il pubblico sloveno, non risparmiandosi e concedendo 2 canzoni in più di quanto avevano in scaletta. Stupenda poi la cover di “Invicible” dei No Use For a Name. Alla fine dello show ci si concede qualche birra e via a dormire per il primo vero giorno di Punk Rock Holiday.
Useless ID


DAY ONE mercoledì 10 luglio
Day One, dove il Main Stage verrà popolato da band dalle ore 16.00 circa in poi. Iniziano le band che hanno passato le selezioni poste dal PRH in questi mesi, elette in base ai voti della rete e messe sul Main Stage (invece che sul Second, ambiente dedicato a chi è stato scelto tramite i voti) in funzione di quanti abbonamenti sono riusciti a piazzare ad amici e conoscenti.

Iniziano le danze i Kevlar Bikini, band croata che mischia punk rock e rockabilly. La band la vedo rodata, tiene bene il palco (che in taluni casi si è rivelato un po’ “troppo” grande per qualche band) dimostrando così di avere una certa esperienza live. Le loro canzoni sono divertenti e alla fine si meritano un bell’applauso da un pubblico ancora un po’ troppo contenuto. Infatti molte persone hanno preferito arrivare quel giorno in campeggio.
Kevlar Bikini

A seguito del combo croato ecco gli isontini Foolish Wives, che con il loro punk alla Four Year Strong animano il palco per trenta minuti circa, proponendo oltre a canzoni proprio anche due cover, “Wannabe” delle Spice Girls (e di chiaro rimando ai Zebrahead) e “You Spin Me Around”.
Foolish Wives

A seguire i Burn Fuse ed il loro metalcore, che non mi convince molto a dire il vero.
Burn Fuse
 
Mi ritiro un attimo in tenda e vedo la parte finale dei metallosi Kreshesh Nepitash, visti già durante la prima edizione del PRH. Con il loro muro sono penso siano stati la band più pesante presente in tutto l’evento.
Kreshesh Nepitash
 
Intanto si nota anche l’affluire di un pubblico più folto, che accoglie bene gli australiani Paper Arms, che con il loro pop punk piacciono e divertono. Sinceramente non li conoscevo, però mi sono piaciuti e mi hanno divertito. Se continuano così avranno il futuro assicurato.

Paper Arms

Arriva poi il turno dei romani Vanilla Sky, ripescati chissà dove dopo il loro capitombolo (sono stati scaricati dalla casa discografica), avvenuto dopo i loro passaggi su MTV e con show con musica in play back e cantato scialbo. Qui i Vanilla Sky ritornano ad essere una band con potenziale, tengono benissimo il palco, coinvolgono il pubblico (che per lo più non li conosceva) e li diverte con il loro pop punk che fa sempre l’occhiolino alla prosa più commerciale del genere. Non li amo particolarmente, però c’è da dire che li ho visti professionali e capaci. Chiusura ovviamente con la cover di “Umbrella”, che piacevolmente sorprende il pubblico.
Vanilla Sky
 
Ritornano poi (sì cavolo!) i miei adorati Useless ID, che presentano lo show della sera prima senza ovviamente poter fare bis. Non so se eravamo noi più contenti ad ascoltarli o loro a dover suonare di nuovo per noi. Bellissimo show e band da andare a vedere ogni volta che si ha occasione. Canzoni come “Suffer for the Fame Play”, “It’s Alright” (la mia preferita da sempre), “Erratic”, la cover di “Invicible” e “Kiss Me Kill Me” si dovrebbero vedere live ogni mese.
Useless ID

Arrivano poi i Mute, band che avevo visto nel 2004 al Deconstraction Tour a Milano. Quella volta erano la seconda band ad esibirsi e con un solo disco all’attivo. Ora si presentano tra i pezzi grossi della giornata. Motivo? Sono bravi, e in tanti anni di dura gavetta la band ha saputo fare dischi sempre più positivi. Consiglio a tutti di ascoltare “The Raven”e “Thunderblast”, i loro dischi riusciti meglio.
Mute

Ormai il pubblico è numeroso visto che nel Running Order ci sono i due nomi più importanti, Strike Anywhere e Antiflag. Gli Strike Anywhere una decina di anni fa li ascoltavo molto, ho avuto la possibilità di vederli 2 volte e non sono mai rimasto deluso da loro. Con il passare del tempo però li ho un po’ persi di vista, quindi la mia curiosità era alta. Come sono ora? Sono un gruppo ormai esausto o l’energia del singer Thomas Barnett è ancora presente? La risposta è positiva, Barnett e soci divertono e si divertono, e per mia fortuna eseguono ancora canzoni dai dischi che preferisco della loro discografia, ovvero “Change is a Sound” e “Exit English”.
Strike Anywhere

Infine, con la notte ormai calata da un’ora e il pubblico carico e numeroso, ecco qui gli Antiflag. Non sono un loro grandissimo fan, li ho visti due volte e ogni volta mi hanno sempre un po’ lasciato con l’amaro in bocca. Mi allontano quindi un po’ per mangiare qualcosa, bere qualche birra e incontrare qualche amico. Per dovere di cronaca riporto che chi è rimasto a vederli (cioè tutti a parte io) ha detto che gli Antiflag rompono sempre il culo. Quindi se vi piacciono e avete occasione di andare a vederli, prego fate pure, non ve ne pentirete.
Antiflag

Dopo altre birre e un giro nel Second Stage con musica da dj, mi ritiro stanco morto in tenda per le 3 di notte. Un nuovo giorno di shows ci aspetta e io non posso rinunciare a nulla.

 

DAY TWO giovedì 11 luglio
Il Day Two parte alle 9.30, ora in cui mi alzo mezzo intontito. Doccia veloce (rigorosamente fredda nonostante si possa fare anche quella calda ma, si sa, in questi casi la fredda ti aiuta a “svegliarti bene”) e siamo pronti. La mattina si passa andando in paese e pranzando tutti assieme. Nel pomeriggio mi dirigo nel Second Stage e ascolto pigramente alcune band, ma vengo distratto dalla spiaggia e dagli amici. In ogni caso none ro molto interessato ai gruppi che c’erano quel giorno (Pissing in the Wind, Demon Smiles, Fuck You Fucking Fuckers, Bakterije, Punkreas, Lineout, Argies), a differenza di quello che avrei trovato domani e di cui vi parlerò a tempo debito. Ci si dirige quindi sul Main Stage per vedere gli Atlas Losing Grip. Non sono mai riuscito a vedere la band pop punk svedese, ed era una cosa a cui tenevo molto, soprattutto dopo l’arrivo come singer ufficiale di Rodrigo Alfaro (ex Satanic Surfers, Intensity e d altri gruppi ancora). Il gruppo, nei suoi 40 minuti di show mi piace moltissimo, la band si muove bene ed esegue le canzoni in maniera ottimale. Inoltre sono contentissimi degli applausi che gli riservano il pubblico. Bravi Atlas Losing Grip.
 Atlas Losing Grip

Cambio palco veloce ed ecco una delle band che mi ha esaltato di più, gli Swinging Utters. La band di San Francisco ha fatto sempre ottimi dischi, tra cui uno dei miei preferiti dell’intero genere, “Five Lessons Learned”. Avendoli già visti una volta, mi aspettavo il tipo di spettacolo che avrebbero fatto e invece… hanno fatto ancora meglio! Ripeto, una delle band più belle dell’intero PRH! Band da rivedere!
Swingin Utters
Scatta poi il turno dello ska e dei Elvis Jackson, che praticamente sono di casa. Sempre bravi, sempre belli, non riesco a capire perché non riescano a girare l’Europa. Io intanto se ho occasione vedrò di tornare a vederli ogni volta che posso!
Elvis Jackson

Cambio palco veloce ed ecco la band che veramente mi è piaciuta di più di tutto l’evento, i Suicidal Tendencies! Armati da una sezione ritmica impressionante (il corpulento Eric Moore alla batteria e Steve Brunner al basso) la band inizia immediatamente a scaldare tutti con “You Can’t Bring me Down”! Il pubblico impazzisce, ed io ancora di più quando vengono suonate “War Inside my Head”, “Freedumb”, “Possesed to Skate” e la mia adorata “Cyco Vision”.
Suicidal Tendencies

Infine eccoci ai miei adorati Millencolin, la mia band preferita da sempre. La loro esibizione non è il massimo, i suoni in alcuni momenti sono pastosi e non si distinguono bene le chitarre. Inoltre la band non è famosa per essere degli animali da palco. In ogni caso io li amo troppo e quindi lo show mi è piaciuto, aggiungo anche che la band ha voluto proporre canzoni molto vecchie, quali “Fazil’s Friend”, “Dance Craze”, “Bullion” e “Mr Clean”. Immancabili ovviamente “Penguins and Polarbears, Kemp”, “Fox” e la più recenti “Detox”.
Millencolin

Rimane il gruppo finale The Mahones, che per me è una mezza delusione. Sarà per la stanchezza, sarà per l’orario, ma il gruppo non riesce a convincermi. Bevo qualche birra e mi infilo dritto intenda.

 The Mahones

[TO BE CONTINUED…]

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