venerdì 30 agosto 2013

NoFx live @ Cvetličarna - Ljubljana 29/08/13

Ieri sono andato a vedere a Lubiana i NoFx.
Andare a vedere i NoFx è sempre una sorpresa, non sai mai che canzoni ti propongono, visto il loro vasto repertorio e non sai mai quante battute e gag riescano a tirare fuori Fat Mike e soci.
L’unica cosa certa è che i NoFx non deludono, divertono sempre e dimostrano sempre di essere un gruppo solido, che suona bene che si sa ancora divertire. Trovatemi voi una band che, dopo 30 anni di carriera, si diverte ancora così tanto sul palco. A me vengono in mente solo i Sick of It All. probabilmente ce ne saranno anche altre, ma ben poche.

Il concerto si è svolto al Cvetličarna, locale a cui ero andato una sola volta in vita, tipo nel 2006 a vedere i Good Riddance. Il club, molto carino ed intimo, lo trovo subito adatto per lo show, anche perché aveva la grandezza adatta  per ospitare tutte le persone accorse.
Come gruppi di apertura, troviamo i Golliwog, and slovena che suona un buon punk rock e che girano abbastanza nel circuito di concerti in Slovenia. Una bella band, con una brava cantante ma, che alla lung,a possono risultare noiosi e ripetitivi. Di sicuro meglio loro che i californiani Bard Wire Dolls. La Band, composta da un chitarrista, un batterista, (un bassista disperso, o almeno sul palco non c’era) e da una cantante che sembra un mix tra Crudelia Demon, una ballerina da lap dance e Curtney Love. Uìkipedia mi dice che questa band, dedita ad un rock ruvido, cattivo e bruttino, ha fatto ben due dischi (gasp!) e mi conferma che non hanno il bassista. Nonostante questo, sul palco riescono a creare una sorta di spettacolo e a una parte del pubblico piace. Sinceramente, non so se questo “piace” è legato al fatto che piacessero come musica proposta o per le movenze feline (o da signorina buonasera) della cantante, ma de de gustibus no disputandum est.

Ma finalmente arrivano loro i NoFx! E noi riusciamo a scattare una foto con la scaletta.
E voi direte, che ci frega? Esatto, è una foto che di per sè non ha valore ma, come vi dicevo, i NoFx sorprendono sempre! Si perché nonostante la scaletta che c’è qui in foto, non l’hanno eseguita, o almeno ne hanno fatto una parte. Per il resto, si vede che decidevano sul momento.
Scaletta rispettata? Sì come no!

Si inizia subito con “Dinosaurs Will Die”, song che fa impazzire il pubblico, per passare a "Murder the Governement”, “Bob” e “Quart in Session”. Ovviamente tutte queste canzoni vengono intervallate da monologhi del simpatico Fat Mike, che riesce sempre a far partecipare il pubblico e a divertirlo.

Altre canzoni che non potevano mancare, dal mio punto di vista, “72 Hookers”, “Fuck the Kids”, “Linoleum”, “Eat the Meek”, "I believe in Goddess", “Mattersville”, “Franco Un-American”, We Called it America,”, “The Brews”, e “Kill All the White Man”.
Anzi, beccatevi qua sotto "I believe in Goddess" per l’appunto.
 

o se avete un po' di tempo, eccovi qua lo show completo
 


Purtroppo mancano all’appello “Dont’ Call me White” e "The Separation Of Church And Skate”, canzoni tra l  mie preferite, ma per la loro immensa discografia e per il numero molto alto di canzoni che la gente vuole live, era impossibile accontentare tutti.
Il pubblico ovviamente e come sempre in Slovenia, si lascia coinvolgere e coinvolge la band. Cosa impossibile da trovare in Italia. Alla chiusura dello show, non si è visto Melvin suonare la fisarmonica (strano) ma, per chi voleva rimanere, proprio il nostro eroe si presentava come Dj per allietare tutti quelli che volevano rimanere in locale fino alle 6 di mattina.



Per concludere, grande show e grandi NoFx, una band da vedere almeno una volta al mese!


martedì 27 agosto 2013

Recensione: Kick -Ass 2 (il film!)


Dopo 3 anni dall’uscita del primo film, arriva nelle sale cinematografiche in Italia e, in contemporanea con gli U.S.A, Kick-Ass 2.

 
 
Il primo film mi era piaciuto molto nonostante l’esagerata censura e, l’arrivo nelle sale cinematografiche dopo circa un anno e mezzo dalla sua uscita negli U.S.A.
Però, il passa parola, la promozione da parte di Panini delle miniserie Kick-Ass e Kick-Ass 2 (entrambe by Mark Millar e Jhon Romita Jr.), proposte in più edizioni e recuperabili in libreria, fumetteria ed edicola, ha creato in Italia un discreto fan base.
Alla regia e sceneggiatura Jeff Wadlow, che sostituisce un troppo impegnato Matthew Vaughn.
Ispirati dalle azioni e dal coraggio “homemade” di Kick-Ass (Dave Lizewski), sempre più cittadini si improvvisano crociati mascherati e pattugliano le strade per combattere il crimine,
Alcuni di questi paladini della giustizia formano perfino il primo super gruppo, tali Justice Forever, sciomiottando così la ben più famosa (e seria) Justice League. A capo di questo gruppo il Colonnello Stars and Stripes, interpretato dal bravo Jim Carrey.

Justice Forever


Questi supereroi, a cui si unirà Kick-Ass, dovranno confrontarsi con l’ex Red Mist, che ora diventerà il primo super cattivo del mondo reale, cambiando il suo nome in Motherfucker. Ovviamente Motherfucker avrà il suo super gruppo di cattivi, con cui si ingaggerà la classica super battaglia.
E Hit-Girl? Che ruolo avrà l’unico personaggio mascherato che prende sul serio (e con una certa preparazione) questa missione? All’inizio nei suoi panni civili, la piccola Mindy dovrà affrontare la ben più pericolosa vita da liceale, confrontandosi con le ragazze sue pari età. Ma un supereroe rimane sempre supereroe, e alla fine anche Mindy vestirà di nuovo Hit-Girl.

Hit-Girl

Non voglio dire altro, ho paura di fare troppe anticipazioni.
Vi basti sapere che il film è bello crudo, c’è una buona dose di violenza mescolato a tanta ilarità e che la storia non vuole essere un reboot o una mera imitazione-rifacimento del primo Kick-Ass (noterete infatti che un pigiama di Dave Lizewski riporta la scritta “I hate reboot”). Il film infatti si incentra sul messaggio che tutti dovremmo prenderci le responsabilità delle nostre azioni (più di una volta alcuni personaggi diranno: “Questo non è un fumetto, è la vita reale!”) ed essere meno indifferenti a quanto ci accade intorno.
Per concludere, un bellissimo film, che non obbliga ad aver visto il primo capitolo. Andateci, andateci e andateci, non ve ne pentirete! Vorrei aggiungere altro ma ripeto, non voglio cadere nella macchina dei fastidiosi spoiler.
E intanto godiamoci a casa il fumetto della miniserie incentrato su Hit Girl, in attesa che Millar e Romita jr completino il terzo capitolo (e ultimo) della saga di Kick-Ass.

giovedì 22 agosto 2013

Recensione: Boy Sets Fire "While a Nation Sleeps"

Dopo lo scioglimento di fine 2005, non avrei mai pensato di avere un nuovo disco in mano dei Boy Sets Fire. Mi ricordo ancora del Rock In Idro del 2004, a cui partecipò la band nel loro ultimo tour. Io ero là, ovviamente, a vederli per la seconda volta. Ne è passata di acqua sotto i ponti, i BSF si sono riformati, li ho rivisti altre due volte, mi spiaccio di non averli visti quest’estate assieme ai Sick Of It All e, ora sono qui, con il loro nuovo disco, “While a Nation Sleeps”.
 

 
Il loro precedente album, “The Misery Index: Notes From The Plague Years”, lo ritenevo un piccolo capolavoro della loro sterminata discografia, che tra dischi ufficiali, EP e split con altre band è veramente numerosa.

Con questo nuovo disco, la band non si smentisce nel proporre album di qualità, mantenendo sempre il loro genere, un misto di emo (quello fico anni 90, quello suonato dai Texas is the Reason o Saves the Day per intenderci, niente frigna core quindi) mescolato ad un Hardcore New School (Shai Hulud et simila) di chiaro richiamo anch’esso ai Nineties.

Non fraintendetemi, il disco, per quanto detto sopra, non suona assolutamente vecchio, visto che la band, oltre alle sue solite influenze, ha sapientemente aggiunto ingredienti quali un pizzico di metalcore oltre ai soliti testi profondi ed impegnati. Un disco perfetto’ si, un disco perfetto, che parte con la tirata "Until Nothing Remains", pura mazzata nelle gengive. Subito dopo arriva "Closure", canzone che definisce perfettamente cosa sono i BSF, o almeno la parte dei BSF che amo.



"Heads With Roll" è un'altra canzone veloce, che assieme alla track 1 mi ricorda molto la loro prima opera "After the Eulogy". "Phone Call (4 A.m)" è l'emo che vi dicevo prima, quindi vediamo di non frainterdeci con quello che è emo oggi. Per ovviare ad ogni dubbio ascoltate qui sotto.


Il disco continua la sua altalena con songs tirate  e melodiche, ed ognuna di esse in qualche maniera riesce a colpirti, a trasmetterti qualcosa.
Da ascoltare una dietro l'altra le varie "Everything Went Black, "Save Youself", "Reason to Believe", "Far From Over" (cattivissima questa!) e "Let it Bleed".
Si arriva poi a "Never Said", un trittico di melodia e romanticismo, da ascoltare assolutamente.


Si va avanti poi con "Wolves of Babylon", "Altar of God" e "Prey".
Queste canzoni saranno in fondo la disco, ma vi assicuro che sono anch'esse di qualità altissima.
In conclusione “While a Nation Sleeps” e un disco che dalla prima all'ultima track mostra una band in ottima forma, capace dopo qualche anno di stop di riuscire ancora a fare un disco stupendo, mantenendo il proprio genere musicale ma influenzandolo sapientemente con tutto quello che si può trovare nel 2013. Bravi Boy Sets Fire, disco da 10 e lode.

Recensione: Black Sabbath "13"

Quanto è difficile descrivere l’ultimo lavoro dei Black Sabbath!

E’ bello? E’ brutto? E’ una trovata commerciale? E, soprattutto, serviva alla band? Verrà ricordato in futuro come “Paranoid”, “Black Sabbath”, “Master of Reality” o “Sabbath Bloody Sabbth”?

Vediamo di rispondere a queste domande, che sono stati primi pensieri che mi sono posto appena ho avuto in mano questa nuova release.

Partiamo dal titolo, 13”, il numero che porta sfiga nei paesi anglofoni.
 
Perché 13? Perché è il tredicesimo album e, per una sorta di sfida contro il “male”, la band sceglie questo nome. Per me è una buona idea, anche se ho paura che il titolo è stato scelto dall’apparato che ruota attorno alla band, consiglieri, manager, leccaculo succhiasoldi vari…. Sì, perché sono del dubbio che in “13”, i Black Sabbath ci abbiano messo dentro poco di loro e molto da agenti esterni, interessati a far vendere il più possibile un album. Album che infatti ha 3 versioni, una normale (con 8 canzoni), una Deluxe a cui vengono aggiunte 3 songs, “Methademic”, “Peace of Mind” e “Pariah” e una versione Best Buy. A questa versione è stata aggiunta “Naiveté in Black”, per un totale di dodici nuovi brani e settantadue minuti di musica.
Ma andiamo al nocciolo della questione, concentriamoci sul disco. La band, con mia grande soddisfazione, sul disco svolge un ottimo recupero di sé stessa. Il disco nella sua integrità e completezza suona sempre bene, le canzoni sono tutte suonate, cantate, scritte e pensate bene!
“End of Beginnin” è un buon inizio, “God is Dead” ha il groove stile BS, “Zeitgeis” vuole essere la nuova “Planet Caravan” anche se, ovviamente, non ce la fa. Però, nonostante questo, in un certo modo si fa apprezzare. Altre canzoni degne di nota sono “Live Forever” e Dear Father”.

In conclusione, un disco piacevole. E qui ritorniamo alle domande del punto di partenza:

E’ bello? E’ brutto? Trovata commerciale? E, soprattutto, serviva alla band? Verrà ricordato in futuro come “Paranoid”, “Black Sabbath”, “Master of Reality” o “Sabbath Bloody Sabbath”?

Sì, è bello, purtroppo è una trovata commerciale e, soprattutto, non serviva alla band. No, assolutamente, non serviva. 13”, nonostante sia un disco positivo, non serviva ai BS, non potrà mai essere accostato a quanto prodotto da questa band negli anni ‘70. Il tempo passa, la band non si è mai rinnovata, questa formazione è ferma a livello compositivo da 30 anni, a cosa serve fare un disco ora? Fortunatamente, come già detto, il disco se preso in sé per quello che è, risulta una buona produzione. Consigliato solo a chi è stra-fan della band di Birmingham.
 
 

Recensione: Useless ID “Symptoms”

Conosco gli Useless ID dai tempi per cui uscivano per la Kung Fu Records, quindi da poco più di una decina d’anni. La band mia piaceva molto, suonava un ottimo pop punk melodico, che si avvicinava molto ai miei gusti, paragonandoli spesso, più che latro per affinità, ai compagni d’etichetta The Ataris; con cui hanno fatto anche uno split.

Nel 2004 la band pubblica un bellissimo album, “Redemptions”, riesco a vederli nel 2005 e poi… li perdo di vista! Per un po’ di tempo pensavo si fossero persino sciolti, noncurante che bastava fare una piccola ricerca in rete per sapere che fine avevano fatto. Quest’anno scopro che la band avrebbe suonato al PRH 1.3, dove hanno ovviamente proposto le canzoni della loro ultima fatica, “Symptons”, uscito l’anno scorso per la Fat Records. Io questo disco non lo conoscevo, non mi ero accorto (pirla!) che gli Useless ID l’anno scorso avevano buttato fuori un nuovo album (pirla!). dopo averli visti al PRH, dopo avermi di nuovo emozionato e divertito, era un obbligo ascoltare la loro ultima fatica.
 

Possiamo dire che questo disco è stato una delle colonne sonore delle mie ferie estive!

Il disco, ovviamente, suona un classico pop punk melodico, facilmente paragonabile a “Redemptions” ma, la cosa non mi dispiace per niente. “Symptoms” parte con “Live or Die”, canzone ritmica e quadrata, che si amalgama perfettamente con la voce del cantante-bassista Yotam Ben Horin. Veramente un buon inizio, che continua con “Before it Kills”, canzone veloce e spedita. “Normal With You” è la classica canzone Useless ID Style, partenza lenta e ritornello catchy. Sound e stile che si ripetono poi nella bellissima “Erratic”. Il disco è bello, fresco, melodico e diverte. Si continua poi con “Manic Depression”, “Sleeping with Knives”, “Symptoms”, “Obsessive Compulsive Disorder”. Ecco, qui con la track numero 8 noto un leggero calo del disco, che fino a “Symptons” rimane su livelli altissimi. Le successive “New Misery”, e  Waiting for an Accident” confermano il calo dell’album, che si riprende di nuovo con “Fear in the Mirror” e “Somewhere”. “Somewhere” poi è una sorpresa non da poco, li si nota la volontà della band di lasciare lo stilema pop punk per cimentarsi in qualcosa di più rock.

In definitiva, “Symptoms” è un ottimo disco, da avere e da ascoltare. Sempre, se vi piace il genere!
 
 

Le ferie e i miei dischi (da ascoltare)

Cari miei (pochi) lettori, eravate in ferie?
Io sì, e per questo non aveste qualche nuovo post.
Immagino che non vi sono mancato tranquilli, al limite cliccherò su qualche post io un paio di volte, in maniera tale da vedere il numero di lettori aumentare. Della serie, “vogliamoci bene da soli”!
Ma andiamo al dunque! Ero in ferie? Sì, l’ho già detto. E le ferie mi hanno portato 3 nuovi dischi da ascoltare, uno vecchietto, uno uscito qualche tempo fa e uno nuovo nuovo.
Quello vecchietto è l’ultima fatica dei Useless ID, intitolato “Symptoms” e uscito nel 2012. Poi vi spiego perché ci arrivo solo ora.


L’altro è il tredicesimo album dei Black Sabbath, intitolato "13" giusto per portarsi un po’ di sfiga, loro che sono inglesi. Ne parleremo bene anche di questo.

E infine ti arriva una piacevole novità, di quelle simpatiche e che ti fanno battere il cuoricino: “While a nation Sleeps” dei miei adorati Boy Sets Fire.


Visto che oggi recensisco 3 dischi, eccovi qui i 3 post, yo!

Useless ID “Symptoms”