giovedì 22 agosto 2013

Recensione: Boy Sets Fire "While a Nation Sleeps"

Dopo lo scioglimento di fine 2005, non avrei mai pensato di avere un nuovo disco in mano dei Boy Sets Fire. Mi ricordo ancora del Rock In Idro del 2004, a cui partecipò la band nel loro ultimo tour. Io ero là, ovviamente, a vederli per la seconda volta. Ne è passata di acqua sotto i ponti, i BSF si sono riformati, li ho rivisti altre due volte, mi spiaccio di non averli visti quest’estate assieme ai Sick Of It All e, ora sono qui, con il loro nuovo disco, “While a Nation Sleeps”.
 

 
Il loro precedente album, “The Misery Index: Notes From The Plague Years”, lo ritenevo un piccolo capolavoro della loro sterminata discografia, che tra dischi ufficiali, EP e split con altre band è veramente numerosa.

Con questo nuovo disco, la band non si smentisce nel proporre album di qualità, mantenendo sempre il loro genere, un misto di emo (quello fico anni 90, quello suonato dai Texas is the Reason o Saves the Day per intenderci, niente frigna core quindi) mescolato ad un Hardcore New School (Shai Hulud et simila) di chiaro richiamo anch’esso ai Nineties.

Non fraintendetemi, il disco, per quanto detto sopra, non suona assolutamente vecchio, visto che la band, oltre alle sue solite influenze, ha sapientemente aggiunto ingredienti quali un pizzico di metalcore oltre ai soliti testi profondi ed impegnati. Un disco perfetto’ si, un disco perfetto, che parte con la tirata "Until Nothing Remains", pura mazzata nelle gengive. Subito dopo arriva "Closure", canzone che definisce perfettamente cosa sono i BSF, o almeno la parte dei BSF che amo.



"Heads With Roll" è un'altra canzone veloce, che assieme alla track 1 mi ricorda molto la loro prima opera "After the Eulogy". "Phone Call (4 A.m)" è l'emo che vi dicevo prima, quindi vediamo di non frainterdeci con quello che è emo oggi. Per ovviare ad ogni dubbio ascoltate qui sotto.


Il disco continua la sua altalena con songs tirate  e melodiche, ed ognuna di esse in qualche maniera riesce a colpirti, a trasmetterti qualcosa.
Da ascoltare una dietro l'altra le varie "Everything Went Black, "Save Youself", "Reason to Believe", "Far From Over" (cattivissima questa!) e "Let it Bleed".
Si arriva poi a "Never Said", un trittico di melodia e romanticismo, da ascoltare assolutamente.


Si va avanti poi con "Wolves of Babylon", "Altar of God" e "Prey".
Queste canzoni saranno in fondo la disco, ma vi assicuro che sono anch'esse di qualità altissima.
In conclusione “While a Nation Sleeps” e un disco che dalla prima all'ultima track mostra una band in ottima forma, capace dopo qualche anno di stop di riuscire ancora a fare un disco stupendo, mantenendo il proprio genere musicale ma influenzandolo sapientemente con tutto quello che si può trovare nel 2013. Bravi Boy Sets Fire, disco da 10 e lode.

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